Le carte di regola

Per conoscere qual’ era l’organizzazione dei nostri comuni risalendo fino al 1321, possiamo riferirci alle “Carte di regola”, veri e propri documenti redatti da notai.

Ogni comunità grande o piccola che fosse aveva il diritto di eleggersi i propri rappresentanti per l’amministrazione dei suoi beni e delle sue rendite; dapprima essi vennero chiamati ”Consoli”, poi “Regolani” e talvolta anche “Anziani”, duravano in carica un solo anno e venivano scelti dall’assemblea generale del popolo composta da tutti i capi famiglia, chiamata “Regola”.

La riunione si teneva generalmente sulla piazza pubblica (a Vigo era detta “Plazz dall’Arbol”) e l’avviso era dato mediante il suono di una campana dal Saltario (“Sautar”), una specie di messo comunale, vigile, guardia boschi, guardia campestre in un’unica persona.

Le contravvenzioni per le violazioni alla Regola erano emesse dai regolani che quindi costituivano un primo grado di giudizio, in seconda istanza vi era il Principe Vescovo che come tale era Regolano Maggiore di tutti i Comuni.
Essendo materialmente impossibile per il Principe Vescovo, seguire tutte le comunità, egli si faceva rappresentare generalmente dal conte del casato locale, con il passare degli anni, questa concessione divenne ereditaria.

Talvolta ad abusare delle regole imposte erano i comuni stessi che eleggevano alla carica di Regolano Maggiore a chi più aggradava loro, qualche volta quasi in forma di contratto (il controllato nominava il suo controllore).
Benché godessero di una notevole autonomia amministrativa i comuni erano però gravati da molti oneri nei confronti della “Camera Vescovile” come ad esempio la pesantissima imposta sul “fogàtico”, cioè su ogni fuoco “föc”, in quanto ogni famiglia possedeva un focolare ed aveva il diritto ad un lotto di legna da ardere.

I pochi che erano esenti da molte tasse ed imposte erano le famiglie nobili rurali, e siccome erano in costante aumento il numero dei contribuenti diminuiva, aumentando di conseguenza la quota toccante ad ognuno e questo faceva crescere il malcontento verso l’autorità Vescovile portando dopo blande manifestazioni di protesta, alla vera e propria rivolta dei contadini, la cosiddetta “rivolta rustica” nel 1525.

Lunedì, 25 Luglio 2016

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